Ermando Parete

All’età di 20 anni, Ermando Parete (15 febbraio 1923), originario di Abbateggio (Pescara), si arruola nel Corpo della Guardia di finanza. Dopo il normale addestramento viene inviato a combattere in territorio jugoslavo. L’armistizio dell’8 settembre 1943 coglie i soldati in condizioni di sbandamento generale. Parete si unisce ai partigiani, con l’intento di attraversare il confine e far ritorno a casa. A Cimadolmo (Treviso) viene catturato dai repubblichini, che gli propongono di passare tra le loro fila. Il suo rifiuto, mantenendo fede al giuramento delle Fiamme gialle, lo condanna alla prigionia nel campo di sterminio di Dachau. Con il numero 142192 tatuato sul braccio sinistro, è assegnato alla manutenzione e riparazione dei tracciati ferroviari, con turni di lavori forzati anche di 12 ore al giorno. Subisce le minacce, le violenze e le torture dei soldati tedeschi, che lo sottopongono anche a esperimenti “scientifici”, tra cui la terribile prova, dall’esito spesso letale, dell’ibernazione: un’immersione in acqua gelida per studiare il grado di resistenza di un essere umano al freddo. Il 29 aprile 1945 viene liberato dalla Settima armata americana. Arrivato a pesare appena 29 chili, con le poche forze rimaste, riesce comunque a raggiungere il suo paese natale in Abruzzo. Un cammino, lungo la Penisola, durato 37 giorni e 36 notti. Al termine della Guerra rientra in servizio nel Corpo della Guardia di Finanza fino al congedo, nel 1969, con il grado di vicebrigadiere. Da allora si adopera per non disperdere le testimonianze sugli orrori dell’Olocausto. Il racconto della sua esperienza è protagonista di convegni, seminari, dibattiti organizzati da scuole e associazioni in tutta Italia, fino alla sua morte, il 25 gennaio del 2016, a 93 anni. Nel 2017, è stata a lui intitolata la nuova caserma della Guardia di finanza che sorge sulla riviera sud di Pescara.